ORIO SILVANI

ART&CO

Borgo Palmia 4/b, Parma
è onorata di presentare la mostra di

ORIO SILVANI

dal 20 Ottobre al 28 Novembre 2018

A più di dieci anni dalla scomparsa e dalla sua ultima personale presentiamo una selezione di opere del maestro parmigiano ORIO  SILVANI in un percorso espositivo che racconta la sua ricca produzione artistica, figlia di una tradizione che ben presto lascia il posto ad una sperimentazione personale ed originale, che sicuramente risente degli impulsi artistici esterni dei suoi anni ma che non ne rimane totalmente coinvolta.
Dalle opere degli anni '70 a quelle degli anni 2000, Orio Silvani ci lascia l'emozione del racconto di una vita intera dedicata all'arte, supportato da foto dell'epoca, articoli e scritti, disegni preparatori e schizzi.

Da sempre fuori dalle linee guida del tempo, Orio crea le sue opere vittima di una costante tensione ed insoddisfazione creativa che diventa motore di ogni sua tela, dividendo la sua produzione artistica in fasi molto diverse, frutto sì di sollecitazioni esterne ma sempre percorrendo una via propria. Orio Silvani comincia la sua produzione all'inizio degli anni '50 con paesaggi padani, spinto dalle correnti contemporanee locali, in cui già si notano profonda matericità e profondo studio prospettico, che sarà fondamentale in tutta la sua produzione successiva. I suoi paesaggi a carboncino risentono dell'influenza della “pittura nera”, che descriveva le periferie urbane ed il degrado delle industrie abbandonate, in questo caso reinterpretate attraverso la nebbia e le atmosfere fumose dei paesaggi tipici padani, ponti, barche o rive. Già i disegni fra il '64 e il '65 segnalano il mutamento che lo accompagnerà fino all'inizio degli anni '90. Silvani riduce all'essenziale le linee ed il profilo degli oggetti inserendoli in spazi apparentemente naturalistici, ma che le vaste campiture piene investono di un'aura tecnologica e fittizia. Renzo Margonari parla di pittura neometafisica e di una nostagia futura dell'ambiente naturale, affidando alle tele di Silvani anche un importante messaggio sulla sostenibilità ambientale, attualissimo anche in questi primi anni del nuovo millennio. il momento che attraversavo era difficile. Avevo sospeso il lavoro per poter meditare: sentivo la necessità di trovare un linguaggio più personale. Al cinema, una sera, ho subìto un vero trauma: il film che proiettavano era di Kubrik. Sono rimasto sconvolto, esaltato da quelle immagini, avevo trovato un modo espressivo che mi interessava veramente”.
L'idea quindi di uno spazio senza confini predeterminati di alto-basso e di lontano e vicino affascinano Silvani, che però rimane comunque legato alla sua formazione di scenografo, quidi legatissimo alle regole prospettiche. Una tensione continua fra naturale e innaturale che sfocia nelle opere degli anni '70, che provocano un disagio simile alla fase metafisica di De Chirico, attraverso il colore, le campiture piene e e regole geometriche. Un'apparente fuga dai legami prospettici che però prende le basi dalla prospettiva stessa. Sempre a partire dagli anni '70 Silvani guarda attentamente alle nuove tendenze artistiche della Pop Art e dell'Op art, uno dei primi esempi coinvolge i monumenti parmigiani, a lui ovviamente familiari, quindi POP, in una mostra presentata da Remo Gaibazzi al Salone dei Contrafforti della Pilotta. L'opera Battistero in mostra del 1970 è infatti un esempio del suo discorso sulla percezione visiva.


Colori dello spazio interiore


“Cos'è la bellezza? Penso che a questa domanda si possano dare tantissime risposte in quanto il gusto (e il concetto che lo sottende) della bellezza varia col mutare delle situazioni storico culturali e soprattutto perchè il giudizio si lega alla nostra individuale sensibilità, alla nostra fantasia e alla nostra cultura che ci fanno particolarmente apprezzare una poesia, un brano musicale, un'opera d'arte figurativa, una espressione della natura. L'abilità dell'artista pittore è quella di saper cogliere un aspetto, un frammetno della bellezza che fortunatamente aleggia ancora nel mondo – pur tra atrocità e brutture – di catturarlo e di riproporcelo attraverso la magia dei solori, dei segni e dello spazio.
Ed è ciò che fa Orio Silvani, da anni impegnato in questo “lavoro” di traduzione-esaltazione della bellezza: un termine che a molti critici fa paura e che e che non usano mai, né osano pronunciarlo forse perchè ritenuto troppo banale, mentre è il modo più diretto per esprimere il piacere fisico e intellettuale che si prova quando riusciamo a stabilire un rapporto intensamente emozionale fra noi e ciò che vediamo. Orio Silvani ha alle spalle una lunga e consolidata carrienra artistica che affonda solide radici negli studi fatti all'istituto d'arte Toschi e all'Accademia di Brera da cui è uscito a metà degli anni Cinquanta mettendo a profitto le lezioni di scenagrafia che gli hanno “impresso” un senso fisico dello spazio da lui sempre concepito come teatro dell'evento pittorico.
Erano anni, quelli, fortemento connotati dalla pittura realistica che inizialmente ha coinvolto pure il giovane Orio, la cui abilità di disegnatore gli ha consentito di vincere numerosi premi. La suggestione del colore, acuitasi in un viaggio effettuato in Spagna, l'ha portato a sperimentare nuove tecniche e nuove strade, avvicinandosi all'optical Art ma in modo critico, senza aderirvi incondizionatamente poiché anche nella stesura di elementi geometrici cercava una razionale collocazione spaziale. Così sulla base di quel senso scenografico sempre latente ha recuperato motivi paesaggistici pur scanditi in sequenze modulate su sottili equilibri della scala cromatica, ponendosi talvolta nel filone di una Pop italiana ben distinta da quella americana per istanze e modelli culturali.
Ma la sciolta fantasia creativa di Silvani faticava a rimanere incapsulata in reticoli troppo cerebrali e l'artista trovava nell'informale la sua più libera e piena espressione. Infatti Orio ha impresso nel proprio DNA una sensualità padana che gli fa osservare e amare avidmente la natura, la terra, il cielo; un amore che si trasforma in consonanza emotiva coi fenomeni che lo circondano e lo catturano: un fiore, un battito d'ali, il verde delle fronde, il movimento della luna e degli astri e altri motivi di una poetica naturalistica che egli trasforma in materici frammenti di liricità che pervadono le sue tele con felice freschezza, con una apparente casualità che invece trova una attenta, sapiente collocazione in uno spazio aperto che continuamente si rigenera.
Ecco ad esempio, su una distesa dorata di sole stendersi la trama sottile del verde primaverile; l'estate affocata si accende sui rossi fecondi di corpose “naturalia”, spumeggianti accenti gianni e azzurrini sbocciano su delicati sfondi rosa: un colore tenero che altrove intriga con cromie più scure. Una pittura accattivante, fatta di sensazioni, di echi, di memorie, resa brillante dall'uso dell'acrilico e la cui suggestione è arricchita dall'inserimento sulla tela di minuscoli grumi che conferiscno alla superficie una scabra tattilità e frantumano la luce, facendole assumenre un'infinità di piccole, dinamiche variazioni.
Le opere di Silvani vanno quindi guardate, assaporate lentamente come un brano di musica classica, lasciando che le vaste luminose campiture, i contrappunti cromatici, le vibrazoni dei segni e della materia penetrino in noi svelando la loro poeticità, espressione di un forte impulso vitale e dell'amore per la bellezza ricercata in quei segreti, nascosti incartamenti che la sensibilità dellartista sa ritrovare e riproporre con tutta la carica della sua fantasiosa stupefazione.”
Pier Paolo Mendogni


Orio Silvani (1930-2007) è nato e vissuto a Parma, ha studiato all'istituto d'arte P. Toschi e all'Accademia di Brera di Milano.
Oltre a numerose mostre personali e collettive anche all'estero, diverse sue opere sono entrate a far parte di collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero, fra cui: la collezione d'Arte della cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Il Museo d'Arte moderna Ricci Oddi di Piacenza, Collezione pietro Barilla rte Moderna, la Collezione Guido Bargellini del Museo d'arte delle generazioni italiane del Novecento (MAG), Pieve di Cento (Bologna), la Collezione d'arte del comune di Langhirano e del Comune di Sala Baganza.

MOSTRE PERSONALI
1961 - Galleria S. Andrea, Parma
1962 - Galleria La Perla, Modena
1963 – Galleria d'arte Cologno, Biella
1964 – Galleria E.I.D.A.C., Milano
Galleria S. Stefano, Venezia
1965 – Galleria S. Andrea, Parma
1968 – Sala d'esposizione “Guerra”, Parma
1971 - Galleria La Cornice, Parma
           Galleria Lo Scudo, Verona
1972 - Galleria Il Chiodo, Viadana (Mantova)
Galleria “Teatro Minimo”, Mantova
Galleria d'Atre “La Polena, Forte dei Marmi
Galleria “Angolare” Milano
1973 - Galleria Teatro Minimo, Mantova
         Galleria Santa Chiara, Parma
1974 - Galleria d'arte Alpone, S. Bonifacio, Verona
Galleria d'arte “La Polena” (Tai), Forte dei Marmi
Galleria dello scudo, Verona
1975 - Galleria l'incontro, Ostiglia (Mantova)
Galleria S. Chiara, Parma
1976 - Galleria d'arte “Il Quadrifoglio”, Roncoferrato, Mantova.
1977 - Galleria 9, Mantova
Centro attività visive, Palazzo dei Diamanti, errara
1978 Galleria L'incontro, Modena.
1979 - Galleria il Triangolo, Cremona
Galleria Aglaia” Firenze
1983 - Galleria 9Colonne, Bergamo
1984 - Galleria Centro Steccata, Parma
1985 - Arte Fiera, Bologna
1986 - Arte Fiera, Bologna
1987 - Assassorato alle attività culturali di arma – Le stanze di San Paolo.
1990 - Libreria Passato e presente, Parma
1991 - Centro studi Valle del Ceno, Castello di Bardi
1993 - Studi d'arte “R:M:”, S. Margherita ligure, Genova
Assessorato alle attività culturali, Collecchio, Parma
1995 - Comune di Cazzoldo degli Ippoliti (Mantova)
Museo d'arte moderna, Regione Lombardia.
1996 - Centro Assicurazione INA, Parma
Harry's bar, Francavilla a mare, Pesaro
Galleria di Palazzo giardino, Sabbioneta, Mantova.
1997 - Palazzo del Podestà, Castell'Arquato, Piacenza
2000 - Centro Civico, comune di Sorbolo, Parma
2002 - Briciole d'arte, Parma
2004 - I Martedì della cassa” Cassa di risparmio di Parma e Piacenza, Sede di Piacenza.
2005 - Galleria San Ludovico, Orio Silvani: Il pittore delle emozioni, Parma.
Centro culturale di Langhirano – I solori dello spazio interiore
2006 – Sala Alabardieri, Palazzo Comunale, Cremona – Tracce spaziali
2007 - Istituto d'Arte Toschi – Il segno ed il colore